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La Redazione







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lunedì 29 giugno 2009

La storia in un paragrafo: la breccia di Porta Pia

Lo Stato Italiano era nato il 17 marzo 1861. Garibaldi, grazie alla sua famosa Spedizione dei Mille, era riuscito a conquistare l'Italia del Sud e l'intero Regno delle due Sicilie. A Nord invece le truppe del re erano riuscite a sottrarre agli austriaci anche gli ultimi territori del Lombardo-Veneto.
L'Italia sembra veramente unita, ma mancava ancora un pezzo per creare il vero Stato Italiano. Questo era il Lazio e soprattutto Roma, ancora in mano al potere temporale del papa.
I cattolici francesi, che in precedenza avevano dato man forte alle truppe reali nel conquistare i territori austroungarici, ora si dissociavano da una possibile invasione dello Stato della Chiesa.
Ma per i fautori del nazionalismo italiano quello era un territorio indispensabile, poichè solo Roma poteva al meglio rappresentare la capitale del nuovo Stato.
Non senza ripensamenti, le truppe italiane decisero di attaccare il 20 settembre 1870: da una breccia, scavata in corrispondenza di Porta Pia, entrarono a Roma i bersaglieri a servizio del re Vittorio Emanuele II. Il papa si proclamò subito prigioniero politico del re italiano e, successivamente, con una bolla ufficiale, impedì ai cattolici italiani di partecipare alla vita politica del nuovo Stato, proprio per proclamare l'ostilità al sovrano che lo aveva privato del suo territorio.
La breccia di Porta Pia segnò la fine del potere temporale del papa per quasi 60 anni, fino a quando Mussolini, nel 1929, firmò i patti Lateranensi, che ridettero al pontefice un limitato controllo territoriale su Roma e dettero agli italiani la possibilità di partecipare attivamente alla politica italiana.
Roma divenne così capitale d'Italia il 1 agosto 1871, prendendo il posto che fu di Torino e Firenze.

lunedì 15 giugno 2009

La storia in un paragrafo: la Guerra Fredda

La seconda guerra mondiale era appena finita. Dalla conferenza di Yalta si delineò immediatamente lo scenario post-bellico: con la sconfitta di Hitler e del suo Terzo Reich, il potere e la supremazia mondiale passavano nelle mani di USA e URSS. Dopo pochi anni le due potenze erano contrapposte da ogni punto di vista: gli Stati Uniti erano liberali, religiosi e in un fortissimo boom economico. Non a caso arrivavano in America migliaia di immigrati in cerca di lavoro. L'URSS invece era in un ferreo regime social-comunista, l'ateismo veniva imposto dal governo di Mosca ed erano fortemete represse libertà di parola e di associazione politica. Queste due nazioni crebbero fino ad influenzare fortemente gli altri stati del pianeta. Vennero così firmati due "patti": quello "Atlantitico", che alleò la maggior parte dell'Europa occidentale con Washington, e il patto "di Varsavia", che invece legava tutta l'Europa dell'Est e alcuni stati asiatici all'URSS.
Fortissime tensioni scuotevano i due blocchi: si credeva che una nuova guerra sarebbe scoppiata da un momento all'altro. Questo non avvenne, ma cominciò i tentativi di supremazia di una potenza sull'altra, da ogni punto di vista: corsa agli armamenti, conquista dello spazio, con conseguenti spedizioni spaziali, oltre all'antagonismo psicologico e persino sportivo. Era la cosiddetta "Guerra fredda", come fu chiamata dal giornalista americano Walter Lippmann.
Negli anni che vanno dal 1947 fino al 1989 ( con la caduta del muro di Berlino) l'Europa e l'intero mondo vissero in un'ansia perpetua, che raggiunse picchi elevatissimi quando gli USA cercarono di disarmare forzatamente Cuba e quando intervennero militarmente in Vietnam.

martedì 2 giugno 2009

La storia in un paragrafo:la fine di Napoleone III e l'ascesa d Guglielmo I

Napoleone III aveva fatto grandi cose in Francia, negli anni 60 del 1800. La repubblica si trasformò nuovamente in uno stato accentrato e autorevole. Così l'imperatore risistemò i conti pubblici, risollevò e rafforzò l'economia. Sotto il suo regno ci fu uno svilppo mai visto prima. La cultura e le arti si diffondevano. Proprio ammirando l'opulenza di Parigi, il maggiore centro culturale dell'epoca, fu coniato l'appellativo bélle èpoque, simbolo tutt'oggi di sviluppo e progresso.
Ma al di là del Reno una terribile minaccia si opponeva alla potenza della Francia. Infatti la Confederazione tedesca si era raccolta attorno alla figura di un grosso esponente della nobiltà terriera prussiana, Guglielmo I. Agli occhi di Napoleone III, la possibile unificazione della Prussia e della Confederazione tedesca avrebbe oscurato la Francia, portandola, forse, anche alla distruzione.
La Francia dichiarò così guerra alla Prussia per sconguirare il pericolo, ma le sue armate furono sconfitte a Sedan, nel 1870. Fu la fine di Napoleone, e la nascita di una nuova repubblica.
Guglielmo di Prussia diventò invece imperatore di Germania: il nuovo, immenso impero, che comprendeva i principati tedeschi e la Prussia stessa, diventò lo stato più potente d'Europa. Fu chiamato Reich e a capo vi fu capo Guglielmo, ora chiamato Kaiser. Egli deteneva il supremo controllo militare e supervisionava la politica estera. Invece per le vicende interne al Reich fu eletto un cancelliere, Otto von Bismarck.

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