
Una volta ci fu un uomo che fondò un partito che, a suo dire, avrebbe rivoluzionato l'intera Italia: costui si chiamava e si chiama Umberto Bossi. Il suo partito, la Lega Nord, nelle sue intenzioni, avrebbe fatto finalmente qualcosa di concreto, staccando con la vecchia classe politica democristiana, comunista e fascista (così i leghisti chiamavano Alleanza Nazionale di Gianfranco Fini). Le intenzioni erano ottime, ma, a quindici anni di distanza, cosa è rimasto?
La risposta è niente: il suo è diventato un partito come tutti gli altri, con membri come tutti gli altri e i "fascisti" di AN ora sono i loro migliori alleati. Ma nonostante tutto il partito galoppa, e lo fa grazie ai soliti contentini elettorali, concessi solo per fare baccano e clamore, senza che diano risultati apprezzabili. Tra questi ci sono le celeberrime ronde padane e la xenofobia dilagante. La gente, abbagliata da tutto ciò, non presta attenzione alla colossale presa per i fondelli che sta subendo. E non se ne accorge da 15 anni. A questo punto anche i politici del Sud cominciano a chiedersi "e che è?! Siamo fessi noi?" e, prendendo spunto da una fortissima presa di posizione di Micchichè, sottosegretario del governo Berlusconi, cominciano a pensare ad una Lega Sud, in modo tale da cavalcare il crescente malcontento della popolazione meridionale. Ma a questo punto ci si chiede: non ci ritroveremo un giorno in un clima di guerra civile che distoglierà gli italiani dai veri problemi per concentrarli su futilità senza senso, come ad esempio l'antagonismo Nord-Sud? Vedendo il modo in cui è maturato l'exploit della Lega Nord, già ci si potrebbe fare un idea su quello che avverrà
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